Le fiabe di Giada

Le favole di Giada
Il rospo Ugo
C’era una volta nello stagno il rospo Ugo che passava tutto il giorno a saltellare fra le foglie di loto. Un giorno dalla grande reggia in fondo allo stagno uscì la regina Fusilla con una sporta rossa, era sempre brilla perché sola e triste. Al castello si stava organizzando una grande festa e la regina era uscita per fare la spesa personalmente, sulla lista aveva segnato cosa doveva comprare: cento zanzare, cinquanta mosche ed alcune decine di gustosissimi ben conditi moscerini. Sulla foglia rotonda di loto, nel mezzo dello stagno, si incontrò con il rospo Ugo e fu subito colpo di fulmine. I due si guardarono nei grandi occhi sporgenti e: << cra cra ciao regina Fusilla >> <<cra cra ciao rospo Ugo >>; << domani a palazzo do una grande festa vuoi venire anche tu cra cra cra?>>. Il rospo Ugo la guardò un po’ stupito e, nonostante un forte sospiro di grappa proveniente dalla regina che lo stordì per un attimo, rispose: << cra cra cra vengo molto volentieri regina Fusilla >>;<< allora ci troviamo alla grande reggia in fondo allo stagno>> ed Ugo riprese a saltellare sulle
foglie << bene a più tardi>>. Fusilla sempre più brilla anche lei saltellando.. saltellando con la sporta rossa, finito il giro dei negozi, tornò più allegra in fondo al lago, nella reggia che a sera si illuminava di tante lucciole.
I ramarri di guardia alla foglia levatoia saltarono di scatto sull’attenti, mentre le rane cortigiane spandevano la via con sottili ali di mosca, la regina fischiettando un motivetto alla moda, danzando sinuosa, si preparava per la notte pensando al rospo Ugo che avrebbe rivisto il giorno dopo. La mattina di buon ora, i ramarri di corte preparavano nel grande salone delle feste le tavole imbandite ed ornate con fresche foglie di stagno; le ranotte delle pulizie lucidavano con vigore la pista da ballo e grilli e cicale sul palco di cannucce d’acqua provavano i loro strumenti per l’intrattenimento della sera assieme alla famosa cantante rock Ara Zan nota per il suo ritmo pungente. Il gran ramarro, ciambellano di corte, Sir Verdone sovraintendeva al tutto, posizionando le lucciole per illuminare ogni angolo del palazzo e del giardino acquatico; il coreografo Sal Amandro nella piscina disponeva le coreografie del gruppo di ballo Salamandra Girls per lo spettacolo di nuoto artistico.
Ugo la mattina usciva, dalla sua capanna di foglie di calla, molto tardi e assonnato. Dopo un tuffo nell’acqua densa dello stagno pigramente prendeva il sole ed ogni tanto coglieva al volo qualche moscerino per la sua colazione. Sul fare del mezzo dì, ben agghindato, con un bianco foulard legato al collo entrava nel negozio di abiti per cerimonie della maison della famosa coppia Ranetta& Renotto, per scegliere un vestito adatto per la festa della regina Fusilla. Venne accolto dal signor Renotto che presolo per la zampa gli fece vedere la nuova collezione di giacche con perline di fiume e cangianti ali di libellule. Li raggiunse la signora Ranetta con una vistosa parrucca bionda e due occhialoni scuri che nascondevano gli occhi sporgenti pesantemente truccati con nero di stoppie bruciate. Ugo usciva dal negozio con il suo vestito per la sera: una giacca con perline di fiume e strisce di alghe colorate, un paio di calzoni neri con fusciacca e striscia laterale in squame di luccio e un papillon di ali di falena gigante. Felice passeggiava saltellando fra una ninfea ed una mentuccia d’acqua, ogni tanto il sole illuminava strisce di triotti sul fondo e un tuffetto banchettava con alcuni vermi del fondo tuffandosi all’improvviso per riemergere con un trillo felice<<uit..uit>>. Ma silenziosa un ombra scura scivolava sul fondo.
A palazzo tutto era pronto per la festa: dalle foglie del salice gocce di rugiada riflettevano ad intermittenza la luce giallo acido delle lucciole sulla grande foglia di una lenticchia d’acqua. Fra le tavole imbandite libellule in livree florescenti servivano le bevande a cortigiani e invitati. Rane, raganelle, rospi e giovani ranocchi si incontravano fra saltelli ed inchini al ritmo dei musici. Fusilla sempre brilla era appoggiata ad alcune cannette con a fianco i ramarri della scorta reale in attesa dell’arrivo del rospo Ugo, e finalmente, in fondo fra gli steli di erbe, comparve con la sua giacca luccicante illuminato da un raggio di luna che attraversava una grande goccia di rugiada come fosse un grande riflettore.
A quel punto sir Verdone, gran ciambellano di corte, diede inizio ai festeggiamenti in onore della regina Fusilla e del rospo Ugo. A quell’annuncio i musici iniziarono con la musica, Ara Zan urlava al suo microfono mentre il corpo di ballo la accompagnava danzando, illuminati da gocce di rugiada e nugoli di lucciole. Ranocchio Puzzolino con rana Yogurtina si lanciavano in pista danzando indiavolati al ritmo delle cicale e dei grilli. Formaggino e Tortella con i grandi occhioni sporgenti e golosi si aggiravano a piccoli saltelli fra un tavolo e l’altro ingurgitando a bocca piena: moscerini fritti ed impanati o mosche croccanti e caramellate. Il grosso ranocchio Ciotolone, allargato su un comodo divano, in un calice di campanellino beveva avido un fermentato di alghe di stagno e conversava amabilmente di moda e musica con ranetta Palletta che ascoltava rapita ogni sua sillaba.
Con un saltello elegante Ugo si presentò al cospetto di Fusilla e con un grande inchino le prese la zampa trascinandola sulla grande foglia centrale ed iniziarono a danzare. Continuarono instancabili per tutta la notte fra gli applausi dei presenti a ballare al ritmo delle cicale ed il ronzare del coro di zanzare che accompagnava la solista Ara Zan. Mentre il gruppo delle danzatrici acquatiche allietava con le loro evoluzioni gli invitati, che in giro per il palazzo banchettavano allegramente. Alla fine della serata Ugo saltellando allegramente aveva portato la regina al bordo dello stagno, in un punto meno illuminato della reggia, e leggermente brillii si rotolavano nel fango e nella sabbia. Illuminati da un raggio di luna che filtra fra i salici Ugo la stringe forte per baciarla. Nel silenzio della notte, al buio del acqua, solo un sommesso tramestio ed un leggero ondeggiare di piccole onde increspavano lo stagno. Sor Pentone era ancora digiuno dal mattino, nonostante si dimenasse silenzioso sul fondo, la sua grossa ingombrante ombra metteva sull’avviso le sue probabili prede mettendole rapidamente in fuga. Ma le tenebre finalmente lo favorivano e, con la lingua fuori, sentiva il profumo della sue future vittime, proprio nelle vicinanze di Ugo e Fusilla. Con un balzo, soffiando come una vaporiera, con gli occhi enormi e quasi luminosi come due fari era uscito per metà dall’acqua riuscendo a paralizzare per la paura la povera Fusilla.
Con le fauci spalancate sinuosamente e pericolosamente si avvicinava trascurando il rospo. Ugo, passato il primo momento di sorpresa, con la zampa afferrava un piccolo spezzone pontuto di bambù e velocemente, mentre Sor Penton spiccava il balzo per ingoiare la povera Fusilla, con agile salto e una capriola infilava il legno nella grossa bocca. La biscia ferita ed ululante, arricciandosi in stretti anelli, sbuffando e sibilando si ri immergeva nelle profondità dello stagno. Il rospo nel frattempo, stringendo fortemente la rana, si allontanava dal pericolo, poi ripreso fiato la baciò ricambiato. A quel punto dal cielo piovvero migliaia di stelle come tanti coriandoli luminosi, i grilli si trasformarono in dolci violini, ed in un lampo ed un refolo di vento i due si trasformarono nel principe Fragolino e la principessa Pannetta. I due, infreddoliti dalla notte umida, mano nella mano rientrarono di corsa, a grandi balzi sulla scalinata che precedeva l’ingresso del castello. Da quel momento non si lasciarono e vissero assieme per tutta la vita. Camillo, il gran capitano degli armigeri di corte, ebbe l’alto incarico di vegliare e proteggere tutti i viventi dello stagno, dichiarato patrimonio universale del gran regno di Castania.
Commenti
Posta un commento